Approfondimenti

Sana 2018 e riflessioni sull’ecobiocosmesi

Per tutti gli amanti della cosmesi naturale come me, il Sana è l’evento dell’anno, un’occasione unica per incontrare, parlare, confrontarsi e conoscere. Queste sono le cose che più apprezzo di queste occasioni, credo profondamente che il confronto sia il primo modo di crescere e che ogni persona può lasciarti qualcosa di sè ed arricchirti, nel bene e nel male.

Ed è per questo che da Bologna mi sono portata a casa una carrellata di stimoli nuovi, riflessioni ed emozioni… ma anche molti dubbi, alimentati dal confronto con altre persone che gravitano intorno al mondo della cosmesi eco-biologica. E’ tutto questo che voglio provare a raccontarvi in questi articoli dedicati al Sana 2018, non le novità di tutte le aziende presenti sul mercato che sono tante, troppe e che avrete sicuramente già visto in tutte le salse… perchè in fondo questo blog è il mio piccolo spazio ed io voglio parlarvi di ciò che amo, di ciò che penso e di ciò che sono.

Mi trovo costretta a dividere questo articolo in due parti, mentre scrivevo l’introduzione sono andata avanti a ruota libera così a lungo che mi sono resa conto che l’introduzione era già un articolo ed anche bello lungo. Quindi questo sarà un articolo di riflessioni, di pensieri e sensazioni riguardo alla fiera ed a varie questioni aperte nel mondo dell’ecobiocosmesi, mentre nel secondo post mi concentrerò sulle aziende che più mi hanno colpito ed emozionato, oltre che sulle novità che reputo più interessanti.

Perchè lego queste riflessioni al Sana anche se alcune riguardano il settore in generale? Molti dubbi sono iniziati già da tempo, seguendo le polemiche che si sono rincorse sul web nelle scorse settimane, ascoltando le riflessioni fatte da Barbara  Righini di SaiCosaTiSpalmi , da Francesca Semplicemente Bio Blog su Instagram e dagli articoli dedicati al Sana di Esidaruc.

Il Sana però è la fiera vetrina di questo settore, [quasi] tutto il mondo dell’ecobiocosmesi si trova lì condensato per 4 giorni, si salta da uno stand all’altro chiacchierando con persone molto diverse tra loro che rappresentano aziende ancor più diverse… inevitabilmente le differenze, i contrasti, si fanno sentire forti e chiari.

Tante, tantissime aziende… 

La crescita che ha avuto questo settore negli ultimi anni è innegabile, tantissime nuove aziende (e bioprofumerie) sono nate ed è stato un bene per noi consumatori che oggi abbiamo molta più possibilità di scelta. La concorrenza spinge tutti a migliorare, è un grandissimo stimolo e, quando gli sforzi e l’impegno sono rivolti verso la ricerca e l’innovazione… non può che essere un bene per tutto il comparto e per i consumatori in primis. Ne è dimostrazione il fatto che la varietà e la qualità dei prodotti in commercio è cresciuta moltissimo

Una cosa di cui si è parlato molto nei mesi scorsi e che ho avuto modo di carpire anche al Sana chiacchierando con alcune aziende ed alcune persone è che questo mondo è cresciuto si, ma forse la domanda non è cresciuta di pari passo con l’offerta. A chi come me ci è immerso, lo ama, ci crede e lo da per scontato sembra così grande e vario ma delle tante bioprofumerie che hanno aperto, molte hanno chiuso, tante si affidano a politiche al ribasso ed anche le aziende sono in difficoltà. 

Il biologico è una nicchia e purtroppo lo è anche la consapevolezza. Perchè in effetti, se mi guardo intorno tra le persone che conosco, con cui ho a che fare ogni giorno nella realtà e non nel virtuale, i pregiudizi sono tanti ed il disinteresse è ancora maggiore.

O forse, anche se la domanda è realmente in crescita, l’offerta e la concorrenza sono cresciuti così tanto che fanno paura, distinguersi non è mai facile ed investire in ricerca ed innovazione non è per tutti.

Ecco allora che, ognuno cerca di fare di più come e dove può e sempre più aziende si sono avvicinate a strategie di marketing molto più simili a quelli della cosmesi tradizionale che a quelli che erano, all’inizio, caratterizzanti di questo settore. C‘è chi cerca di uscire dalla nicchia in ogni modo, anche discutibile (ma ricordiamoci del vecchio detto… nel bene e nel male, basta che se ne parli), chi cerca claim strani ed assurdi, chi si affida al giochino del “cosmetico senza” che ormai non fa neanche più presa perchè ne sono pieni gli scaffali ovunque.

La biocosmesi per me e per molti altri è stata una scelta etica, un passaggio portato da una nuova consapevolezza, attenzione per l’ambiente ma anche per la pelle e soprattutto, un’alternativa alla moda di creare bisogni continui e di vendere come fosse oro una crema vuota di attivi, modalità così diffusa nella cosmesi tradizionale. Attenzione, non sto dicendo che bio è tutto bello e buono, una crema vuota rimane tale in ogni caso ma, le prime aziende che si sono affacciate in questo mondo cercavano di portare un messaggio diverso che aiutasse anche i consumatori a diventare più consapevoli.

Il futuro dell’ecobiocosmesi?

In tutto questo gran parlare sui social, quello che mi sembra di notare è un netto contrasto tra chi sostiene che il settore debba aprire gli orizzonti, coinvolgere in ogni modo più persone possibili, guardare altrove per crescere e tra chi vuole che invece resti una nicchia. 

A me personalmente, piacerebbe molto che l’eco-biologico riesca a crescere sempre di più e più velocemente di così, ma che lo faccia insieme alla consapevolezza.

Mi piacerebbe veder coinvolgere persone esterne a questo mondo,  chi sta ai piani alti, chi ha potere di diffusione, perchè no, ma con testa ed informazione. Mi piacerebbe che farmacie, erboristerie, estetiste, giornaliste e beauty reporter, chi ha a che fare con il mondo della cosmesi a 360 gradi possa essere più informato e consapevole su com’è fatto un cosmetico, sull’eco-dermo-compatibilità degli ingredienti, sull’impatto ambientale, magari attraverso corsi di formazione, convegni ed eventi svolti con una comunicazione realistica, coerente e che punti sulla consapevolezza.

Perchè tutti questi concetti, che per me significano biocosmesi, ad oggi non riescono ad arrivare fuori dalla nicchia.

E se anni fa, per avvicinarsi alla biocosmesi c’era bisogno di motivazione e forza di volontà (si perchè io ricordo bene prodotti che puzzavano e creme viso così grasse da farti sembrare una patatina unta) oggi non c’è più tutta questa differenza. Oggi i cosmetici eco-biologici sono piacevoli da usare, profumati e performanti come quelli tradizionali. E forse basterebbe smettere tutti di sentirci “diversi” e semplicemente, educare al cosmetico ed alla consapevolezza, che poi tutto il resto vien da sè.

Questo mi piacerebbe e forse è un’utopia [qualcuno che mi conosce bene mi considera un po ingenua e sognatrice] ma io credo ancora che l’unione possa fare la forza e che un consumatore consapevole sia un bene per le aziende [non tutte, ovviamente].

Aziende, coerenza ed identità

Sono d’accordo con Barbara Righini di SaiCosaTiSpalmi che in una delle sue storie su Instagram ha espresso un concetto semplice e chiaro: ci sono aziende che credono in quello che fanno ed altre che hanno investito in questo settore perchè hanno visto una nicchia di mercato in crescita dove infilarsi e far guadagni, credo anche però che la differenza [agli occhi di chi la vuole vedere e di chi un po conosce già questo mondo] sia molto chiara. E non lo è diventata negli ultimi mesi ma lo è da sempre.

E’ semplice scrivere la “filosofia aziendale”, la “mission” e la “vision” sul proprio sito web, più difficile è dimostrarle ogni giorno con le proprie scelte e con i propri atteggiamenti. E’ difficile soprattutto per chi non ci crede veramente.

Per questo motivo, nel prossimo articolo non vi racconterò di chi ho incontrato al Sana e non mi ha trasmesso coerenza, di chi non ha saputo raccontarmi nulla di concreto della sua linea ma ha insistito molto nel consigliarmi di comprare il tal prodotto perchè “in offertissima”. Non vi racconterò di chi mi ha fatto sentire un po “intortata”, di tutti gli stand che ho volutamente saltato perchè lo scorso anno sono stata snobbata con scortesia in quanto semplice consumatrice. Già, perchè succede anche questo, alcuni si dimenticano che rappresentano la propria azienda sempre, in ogni momento. Ed io giuro che lo capisco che alle aziende interessa incontrare i rivenditori, lo capisco realmente perchè ci sono stata [e ci sono ancora] da quella parte ma non bisogna mai dimenticare che il cliente finale è quello che compra i prodotti e magari li ricompra parlandone ad altri. Merita rispetto ed attenzione, nei limiti del possibile, come chiunque altro. Tanto più se si tratta di una fiera aperta al pubblico.

Non vi parlerò neanche di un’azienda il cui direttore commerciale mi contattò sui social mesi fa scambiandomi per un negozio, senza prendersi la briga neanche di leggere uno dei post ed aprire un link da me pubblicato (e poi dicono alle blogger? e da quando potenziali clienti si contattano sui social?) e non solo non ve ne parlerò in questi articoli dedicati al Sana 2018 ma non li vedrete più sul mio blog, nonostante io abbia in passato acquistato alcuni loro prodotti anche se l’atteggiamento aziendale non mi è mai andato a genio ed anche se alcuni di quegli articoli sono spesso tra i più letti del mio blog grazie a ricerca organica da Google.

Credo che, se c’è una cosa che noi consumatori non dobbiamo mai smettere di esercitare è la possibilità di scelta. Nei limiti del possibile ho cercato di farlo sempre, [sono una che non compra in un negozio dove la commessa mi è antipatica o se la trovo scortese, anche se qualcosa che mi piace tanto] ma da questo momento in poi sarò categorica e nel mio piccolo cercherò di sostenere solo aziende che stimo veramente, cercando di trasmettervi e farvi capire cosa le differenzia dalle altre. 

Nel prossimo articolo vi parlerò invece davvero del Sana 2018 e di quelle aziende che mi hanno colpito, che mi hanno trasmesso amore per quello che fanno, una vision vera e reale che puoi riconoscere nella loro coerenza, nel loro modo di parlarti e di raccontarti il loro lavoro. Di quelle aziende che, se usi i loro prodotti, ti sembra di ritrovarci dentro chi li ha creati, perchè hanno un’identità forte e chiara.

E sono sicura che ce ne sono molte altre che non ho avuto modo di scoprire durante questo Sana e che spero di fare quanto prima o al massimo l’anno prossimo! 

E voi cosa ne pensate? Avete notato dei cambiamenti nel settore della biocosmesi? Vi interessa il marketing, la coerenza e l’identità di un’azienda o la ritenete irrilevante?

 

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10 comments

  1. Eccomi qua, cara Sere, a farti i complimenti perché oggi festeggi il primo anno di vita di questo tuo spazio e lo hai fatto nel modo migliore che possa esserci: FERMANDOSI A RIFLETTERE! Come sai anche io ho scritto un post riflessione post Sana che domani probabilmente pubblicherò , e mi trovi d’accordo in tutto, tante tue riflessioni conciliano con le mie, e mi fa sentire meno sola. Tuttavia in tutto questo marasma c’è del positivo, e sono certa che nulla viene per caso e che tutto questo parlarne servirà . Ho tanta voglia di cominciare a dare la priorità solo alle aziende che mi piacciono e alle Beauty reporter che sono capaci di vedere l’insieme e non solo il puntino sulla i 😉

    1. Francesca, visto quanto parliamo parliamo parliamo io e te… direi che ogni parola in più è superflua! :* :*

  2. Cara Serena, ti ringrazio per avermi citata e per aver condiviso queste tue riflessioni che, a confrontarsi, sono molto più comuni di quanto sembrino. Sono molto d’accordo con te quando dici “Credo che, se c’è una cosa che noi consumatori non dobbiamo mai smettere di esercitare è la possibilità di scelta. ” Come blogger, invece, credo che ci sia la possibilità di scrivere contenuti validi e sinceri, pur mantenendo collaborazioni con aziende: l’importante è capire quali scegliere e valorizzare;-)

    1. esattamente Silvie, la facoltà di scegliere l’abbiamo anche come blogger e non solo come consumatori :*

  3. Mi trovi assolutamente daccd’acc con tutto. Ti dico il vero, se nom avessi aviav da lavorare al sana quest’anno non so cosa avrei fatto, ho perso un po’ di quella eccitazione e ingenuita che avevo prima…

    1. E purtroppo lo capisco Vissia, per me è stato il secondo Sana, il primo da quando ho aperto il blog….
      Non sono certo una veterana nel blogging ma lo sono nell’uso della cosmesi ecobiologica… e ti dirò, la parte che più mi ha eccitata e resa felice è stata soprattutto la possibilità di conoscere molte delle amicizie “virtuali” fatte durante l’anno!

  4. Ciao, finalmente comincio a sentire voci fuori dal coro che hanno il coraggio di denunciare questo cambiamento nella ecobiocosmesi. Nel mio piccolo anche io ho scritto un articolo dove ho analizzato le stesse tematiche che hai evidenziato tu. Ho aggiunto anche qualche altra voce come i ‘falsi bio’ e
    l’aumento dei luxury brand.
    Anche io al SANA ho schivato quei brand che l’anno passato mi hanno sbobbata senza rendersi conto che spesso una blogger è anche una cliente. Dovrebbero cercare di usare un po’ di psicologia per capire a chi dare corda e a chi no. Il discorso è veramente lungo e non voglio scrivere un papiro ma sono davvero contenta che finalmente si parli anche delle cose che non vanno nell’ecobio. Ciao e a presto Cristina

    1. Assolutamente si, è giusto parlarne e far capire che c’è un’altra faccia della medaglia… soprattutto per cercare di far crescere la consapevolezza tra chi ci legge! :*

  5. Mi ritrovo in ogni tua parola. Sono arrivata al Sana piena di euforia ed entusiasmo ma ho visto tanti (troppi) atteggiamenti che non mi sono piaciuti. Spero che questo mondo torni ad essere caratterizzato da una maggiore consapevolezza w da più semplicità!

    1. ed hai ragione Selene, oltre alla consapevolezza è la semplicità e la genuinità quella di cui sento la mancanza!

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